Quanto costa un decreto ingiuntivo e quando non serve

    · 5 min di lettura

    Percorso lungo verso un martelletto e percorso breve verso una moneta: decreto ingiuntivo o recupero stragiudiziale

    Il credito è di 9.400 euro. Il preventivo dell'avvocato è ragionevole, il contributo unificato è una cifra da cassa comune, il decreto arriva in un mese. Poi il debitore fa opposizione e quel mese diventa una causa ordinaria. Oppure non la fa, e l'ufficiale giudiziario trova un conto corrente con 312 euro.

    Il decreto ingiuntivo è uno strumento eccellente. Non è uno strumento universale. Ecco cosa costa davvero, voce per voce, e quando il recupero stragiudiziale arriva prima e spende meno.

    Le voci di costo per ottenere il decreto

    Contributo unificato. Per il procedimento d'ingiunzione è ridotto alla metà (art. 13, comma 3, D.P.R. 115/2002). Nello scaglione 5.200–26.000 euro, quello della maggior parte dei crediti commerciali, sono 118,50 euro più la marca da 27 euro. La tabella completa è nella nostra guida al contributo unificato del decreto ingiuntivo.

    Compensi dell'avvocato. Si riferiscono ai parametri forensi del D.M. 55/2014, aggiornati dal D.M. 147/2022, oltre al rimborso forfettario del 15%, alla cassa previdenza e all'IVA. Per un credito commerciale di valore medio si parla tipicamente di alcune centinaia di euro per la fase monitoria, con differenze sensibili tra studi e accordi.

    Notifica. Verso una società italiana, via PEC, costa quasi nulla. Verso un debitore estero entrano in gioco traduzioni, autorità di trasmissione e tempi, come vediamo nella guida sulla notifica entro 60 o 90 giorni.

    Tempo. L'emissione del decreto richiede da poche settimane a qualche mese, secondo il tribunale.

    Fin qui la spesa è contenuta. Il punto è che questo è il costo per ottenere un titolo, non per incassare.

    I costi che arrivano dopo

    Il debitore ha 40 giorni per opporsi. Se lo fa, il procedimento diventa un giudizio ordinario di primo grado, con memorie, udienze, eventuali consulenze e i tempi della giustizia civile italiana, che si misurano spesso in anni. Le spese legali crescono di conseguenza, e il loro rimborso dipende dall'esito.

    Se non si oppone, il decreto diventa esecutivo e comincia l'esecuzione: atto di precetto, pignoramento mobiliare, presso terzi o immobiliare, eventuale ricerca telematica dei beni. Ogni passaggio ha un costo anticipato dal creditore.

    Se infine il debitore entra in una procedura concorsuale, il decreto vi trasforma in un creditore chirografario in fila con gli altri. Documentato in modo impeccabile, ma in fila.

    Quanto costa il recupero stragiudiziale

    Nel recupero stragiudiziale B2B il modello più diffuso è la commissione a successo: una percentuale su quanto effettivamente incassato, senza anticipi o quasi. Se il denaro non rientra, il costo è minimo o nullo. Cosa incide su quella percentuale lo spieghiamo in percentuale delle società di recupero crediti.

    Il vantaggio non è solo economico. Una fase stragiudiziale professionale produce informazioni: perché il cliente non paga, se contesta qualcosa, se ha liquidità in arrivo, se esistono garanzie. Sono le stesse informazioni che servono all'avvocato, se poi il decreto diventa necessario.

    C'è anche una leva spesso dimenticata. Il D.Lgs. 231/2002 riconosce, nelle transazioni commerciali, interessi di mora pari al tasso BCE maggiorato di otto punti e un importo forfettario di 40 euro per ogni fattura pagata in ritardo. Si possono chiedere anche fuori dal tribunale, e rinunciarvi in cambio di un pagamento rapido è una delle monete di scambio più efficaci della trattativa.

    Quale strada, per quale debitore

    La scelta dipende meno dall'importo e più dal motivo per cui la fattura è ferma.

    DebitorePrimo passoPerché
    Contesta la fornituraDecreto, con documentazione solidaLa trattativa si arena sulla contestazione; serve un giudice che la valuti
    Vuole pagare ma oggi non puòStragiudiziale con piano di rientroRate e riconoscimento di debito firmato valgono più di un titolo contro un'azienda senza liquidità
    Ha liquidità ma rinviaStragiudiziale breve, poi decretoDue o tre settimane di pressione professionale, poi il ricorso già pronto

    Per chi contesta, il ricorso si fonda sulle fatture e sull'estratto autentico delle scritture contabili (art. 634 c.p.c.). Se il debitore ha riconosciuto il debito per iscritto, il giudice può concedere la provvisoria esecuzione (art. 642 c.p.c.), e il decreto diventa subito uno strumento di pressione reale.

    Per chi non può pagare, un riconoscimento di debito firmato fa due cose insieme: interrompe la prescrizione e fornisce una prova scritta, utile se il piano di rientro salta.

    L'errore più caro: la sequenza sbagliata

    Sei mesi di solleciti generici e poi il decreto, quando il debitore ha già svuotato i conti. Oppure il decreto subito contro un cliente disposto a pagare a rate, che ora si sente attaccato, incarica un legale e trasforma una trattativa in una causa.

    L'approccio che funziona è parallelo: una fase stragiudiziale con una scadenza precisa, mentre il fascicolo per il ricorso è già pronto. Se il debitore paga, il fascicolo resta nel cassetto. Se non paga, non si perde un giorno.

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    Stragiudiziale e decreto in parallelo: 5 fasi per incassare senza spendere prima del necessario

    Prima di scegliere la strada, capire perché la fattura è ferma.

    • Contesta la fornitura
    • Vuole pagare ma oggi non può
    • Ha liquidità ma rinvia

    Il ricorso si prepara subito, anche se forse non servirà.

    • Fatture, ordini e documenti di trasporto
    • Estratto autentico delle scritture contabili (art. 634 c.p.c.)
    • Riconoscimento scritto del debito, se esiste (art. 642 c.p.c.)

    Contatto professionale, nella lingua del debitore, con una scadenza dichiarata.

    • Richiesta formale con termine preciso
    • Interessi di mora (BCE + 8 punti) come leva
    • 40 euro per fattura (D.Lgs. 231/2002) come moneta di scambio

    Se il debitore collabora si firma un piano, altrimenti si deposita.

    • Riconoscimento di debito firmato: interrompe la prescrizione
    • Rate allineate agli incassi del debitore
    • Nessun accordo: ricorso già pronto

    Il giudice entra in campo solo quando serve, con il fascicolo completo.

    • Contributo unificato dimezzato
    • 40 giorni per l'opposizione
    • Esecuzione solo dopo la ricerca dei beni

    Con un cliente estero i numeri cambiano

    Tutti i costi descritti si moltiplicano quando il debitore è all'estero: traduzioni, notifica internazionale, esecuzione con le regole di un altro ordinamento, e prima ancora la verifica del tribunale competente. In questi casi una fase stragiudiziale condotta nel paese del debitore, nella sua lingua, chiude molte pratiche prima che un giudice debba occuparsene.

    Collecty lavora così dal 1999, con collaboratori locali nei principali mercati di esportazione. Se state valutando se fare un decreto o tentare prima un recupero stragiudiziale, richiedete un preventivo gratuito: vi diciamo quale delle due strade ha più senso per la vostra pratica.

    Domande frequenti

    Quanto costa fare un decreto ingiuntivo?
    Il contributo unificato è dimezzato: per un credito tra 5.200 e 26.000 euro sono 118,50 euro più la marca da 27 euro. A questi si aggiungono compensi legali, notifica ed eventuali costi di esecuzione, che di solito pesano molto di più.

    Chi paga le spese del decreto ingiuntivo?
    Il decreto condanna il debitore a rimborsare le spese liquidate dal giudice. Il creditore però le anticipa, e le recupera solo se il debitore è solvibile.

    Conviene il decreto ingiuntivo per crediti piccoli?
    Dipende dal debitore più che dall'importo. Con un cliente che contesta serve un giudice; con un cliente in difficoltà ma collaborativo, uno stragiudiziale con piano di rientro è spesso più rapido ed economico.